Il progetto di restauro di Horti, pare farsi promotore del recupero della milanesità dell’architettura residenziale canonica che è andata perduta nelle costruzioni recenti.

Infatti, nell’ultimo decennio, quello che si nota nell’architettura di Milano, è che vi ci sia stata una, seppur elegante, rinuncia: gli edifici, infatti, tendono a ricercare una qualità insita nelle loro strutture, dimenticandosi di seguire le sequenze, le tipologie e i tessuti che sono stati disegnati dai maestri dell’architettura del Novecento. Si è persa anche una “permeabilità con la strada”, un forte carattere identitario che non è più presente nei palazzi alti e spesso recintati.

Gli edifici della Milano contemporanea, dunque, sembrano voler imitare gli standard architettonici internazionali, interrompendo i caratteri riconoscibili e di omogeneità dell’architettura residenziale milanese. Oggi, vivere nei nuovi centri, significa abitare in residenze che sono parte di disegni urbani complessi, dove le regole sono dettate da destinazioni terziarie: la casa ci confonde con l’ufficio e con lo spazio commerciale.

La realizzazione di una nuova Milano, moderna, dinamica, innovativa, non può farci dimenticare l’identità su cui si basa la storia di questa città: la riqualifica della zona tra via La Marmora e via Orti e della villa risalente al XIX secolo, ha come obiettivo quello di rispettare le antiche identità degli edifici, generando nuove residenze che però non snaturino la storia del quartiere e del paesaggio circostante.

Fonte: Il Giornale dell’architettura.com – Michele Roda – 20 marzo 2018